Terra matta – Vincenzo Rabito

(scoperto tramite una newsletter comunale) Per più di cento pagine ho faticato per la scrittura bastardata dal dialetto siculo e dall’analfabetismo dell’autore, poi mi sono imposto un obiettivo minimo giornaliero: dieci pagine per guadagnare familiarità con la lingua e la vita di uno degli straordinari ragazzi del ’99.

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C’era una volta in America – Harry Grey (Herschel Goldberg)

(preso dopo aver rivisto il film) Bello ritrovare i quattro protagonisti, scoprire altri episodi e chiarire qualche passaggio oscuro nonostante la visione della “director’s cut” o il perché di “Noodles”. A metà volume mi sono ritrovato a ridere come non mi capita spesso.

PS. il libro copre solo il passato,  il resto è frutto di Leone.

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Una storia semplice – Leonardo Sciascia

(Passato dai miei) Più che un racconto lungo è un romanzo breve, e non tanto per l’esiguo numero di pagine. È il ritmo forsennato a renderlo brevissimo, tra non detti e suggestioni sicule.

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Storia della mia vita. Autobiografia di un guerriero – Geronimo (Goyaałé)

(Acquistato d’impulso) Ho sempre tifato per gli “indiani” e considero il loro massacro una vergogna europea. Una delle tante. Volevo leggere il punto di vista di uno di loro; mi ha colpito l’ingenuità – vera, primitiva – di un uomo tanto lontano dalla nostra mentalità.

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Il giorno della nutria – Andrea Zandomeneghi

(scoperto su Twitter) Scabrosità a non finire accompagnano una prosa bizzarra e un lessico contemporaneamente ricercato, tecnico e volgare. Lo bramavo da tempo, incuriosito dalle recensioni. Evitatelo: il peggior libro che abbia mai letto.

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Il filo infinito – Paolo Rumiz

(regalo inatteso) Che fatica i primi due capitoli: pessima letteratura, pagine che mi hanno dato l’impressione di essere state non sentite, bensì artefatte mischiando tante, troppe, tematiche attuali per meri motivi di cassetta. Per carità, molti pensieri condivisibili, ma che confusione! Molto meglio dal terzo in poi, con tanti stimoli ad approfondire un mondo che non sapevo essermi tanto ignoto.

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M. Il figlio del secolo – Antonio Scurati

(perlopiù in Galles) L’ho corteggiato a lungo, poi mi sono deciso, con la prospettiva di un po’ di tempo per me. Libro essenziale, quanto poco ne sapevo! Apprezzabili le citazioni, a partire dal titolo. Qualche caduta di stile non offusca un romanzo che non è un romanzo ma una Storia vera.

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Il siciliano – Mario Gianluigi Puzo

(al mare) Continuo la mia estate di “Padrini”. Episodio inatteso, a dirla tutta, in cui è Salvatore Giuliano a rubare la scena a Michael Corleone, a mio avviso inserito per meri motivi di cassetta. Il bandito lo conoscevo solo di nome e qui ne esce una figura romantica, probabilmente lontana da quella reale, ma alla quale non ci si può non affezionare.

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I folli muoiono – Mario Gianluigi Puzo

(preso per errore) Mi aspettavo un altro romanzo di mafia – confesso di amare il genere – e ne trovo uno che non so bene come inquadrare. Fluviale, a volte cervellotico, appassionante quando parla del mondo di Las Vegas, meno quando discetta dell’Amore. Ad ogni modo, che scrittura potente, quella del buon Puzo!

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Omertà – Mario Gianluigi Puzo

(tra il mare e il lettone vuoto) Un altro romanzo sul modello de “Il Padrino”; ed è come rileggerlo. Non è una critica, sia chiaro, non intendo dire che sia una banale rivisitazione, semplicemente mi ha fatto rivivere le emozioni del capostipite della saga, e tanto mi basta.

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