Pastorale americana – Philip Milton Roth

(al mare. In ritardo di almeno quindici anni rispetto al suggerimento di D’O.) Una sorta di lunghissimo flusso di coscienza che ti travolge – a volte non capisci quale sia la realtà della trama e quale la finzione del pensiero – e ti stordisce con i meandri della mente dello Svedese, personaggio tanto indimenticabile quanto ne è odiosa la figlia.

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Il passaggio – Leonardo Gori

(per ritrovare Arcieri) Le pagine risentono dell’atmosfera lugubre del ’44, così diversa da quella del romanzo precedente. I capitoli sono più lunghi, la vicenda addirittura cerebrale; manca la freschezza dell’esordio, e subito, ma forse solo per me, la mente era corsa ad Anghiari.

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Nero di maggio – Leonardo Gori

(in Trentino. Libro preso per l’autore, che conosco per altri motivi) Si nota qualche ripetizione, ma la vicenda trasmette l’euforia, nefasta col senno di poi, di quei giorni del maggio fiorentino del millenovecentotrentotto. Più che il giallo, si fa apprezzare la ricostruzione storico-geografica, ma il volume è promosso.

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L’album dei sogni – Luigi Garlando

(scoperto su Famiglia, regalo di Natale tardivo) Saga familiare -le amo- a lungo esaltante, alla fine commovente. Divorata in poche serate, con l’unico difetto di qualche forzatura nell’inserimento di episodi di Storia nella storia dei fratelli Panini.

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La famiglia Corleone – Edward “Ed” Falco

(al mare, al solito, dopo aver atteso il suo turno) Manierista? Forse sì. Godibile? Di sicuro, il soggetto è di Puzo e si vede. Comunque bello ritrovare i soliti protagonisti. Per l’ultima volta?

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M. L’uomo della provvidenza – Antonio Scurati

(Preso in libreria non appena uscito) A lungo mi è parso che, eccetto i capitoli dedicati a Lui, fosse un libro senz’anima. Soffrivo,ad esempio, le pagine coloniali, ma sono poi state loro a darmi il pugno più forte.

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Terra matta – Vincenzo Rabito

(scoperto tramite una newsletter comunale) Per più di cento pagine ho faticato per la scrittura bastardata dal dialetto siculo e dall’analfabetismo dell’autore, poi mi sono imposto un obiettivo minimo giornaliero: dieci pagine per guadagnare familiarità con la lingua e la vita di uno degli straordinari ragazzi del ’99.

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C’era una volta in America – Harry Grey (Herschel Goldberg)

(preso dopo aver rivisto il film) Bello ritrovare i quattro protagonisti, scoprire altri episodi e chiarire qualche passaggio oscuro nonostante la visione della “director’s cut” o il perché di “Noodles”. A metà volume mi sono ritrovato a ridere come non mi capita spesso.

PS. il libro copre solo il passato,  il resto è frutto di Leone.

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Una storia semplice – Leonardo Sciascia

(Passato dai miei) Più che un racconto lungo è un romanzo breve, e non tanto per l’esiguo numero di pagine. È il ritmo forsennato a renderlo brevissimo, tra non detti e suggestioni sicule.

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Storia della mia vita. Autobiografia di un guerriero – Geronimo (Goyaałé)

(Acquistato d’impulso) Ho sempre tifato per gli “indiani” e considero il loro massacro una vergogna europea. Una delle tante. Volevo leggere il punto di vista di uno di loro; mi ha colpito l’ingenuità – vera, primitiva – di un uomo tanto lontano dalla nostra mentalità.

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